venerdì 7 ottobre 2016

Livereport 30-09-2016 - ADE - Traffic Live Club





Report e foto  a cura di: A.Hunt



Era da tempo che non assistevo ad una serata così ben riuscita e ben strutturata. La coerenza di genere e la scelta delle band componenti il bill è stata davvero azzeccatissima. Un plauso dunque all’organizzazione della serata ed a tutte le quattro band che si sono avvicendate sul palco del Traffic Club.


Gigantomachia
Apertura roboante, con base epieca ed evocativa per i ragazzi di Alatri. Si presentano con un suono molto potente, dai bassi preponderanti ed uno stile tipo “lento (si fa per dire) violento”.
Come pronosticato, sono migliorati molto dall’uscita della demo (leggi l’articolo), ed ora si presentano con un cantante chitarrista dal growl molto violento ma comunque rilassato. Soffrono un pochino sull’interazione con il pubblico, forse penalizzati da una serata poco affollata. Sopperiscono a questa piccola mancanza con una musica ben eseguita e dal sound molto accattivante, nonostante il genere. Infatti, riescono a richiamare l’attenzione di chi è fuori, in attesa o a fumare. Nonostante il look abbastanza disomogeneo ed un fare abbastanza statico, si mostrano coesi e ben coordinati. Di particolare pregio l’esecuzione dei rallentati, dove basso e batteria si esprimono con un’ottima sinergia. Il cantante, non curante del peso della chitarra, riesce a passare agevolmente dal growl allo scream e vice versa. Bene anche le chitarre, precise e disinvolte. Si scambiano bei fraseggi, a comporre melodie scure e piacevoli, senza lanciarsi in virtuosismi inutili. Forse non guasterebbe qualche cambio sul pulito, a completare il sound di questa band che è comunque giovane e che presenta un margine di miglioramento veramente ampio. In definitiva, una band che va tenuta sott’occhio


Screaming banshee
Aprono con una base abbastanza classica ed ansiogena, seguita da un pezzo tanto violento quanto preciso. La band, esegue con potenza, velocità e precisione impeccabile il proprio death metal. Guidati da Folchitto dietro le pelli, non scontano niente a nessuno. Si presentano con un look più omogeneo, con il solista in controtendenza, che spicca sugli altri. Quasi non interagiscono col pubblico ma riescono a non essere mai monotoni, anche a dispetto del genere (cosa tutt’altro che facile). Il basso è molto presente  e si sposa bene con la batteria ed è molto netto, a dispetto del freatless . Anche per loro, una particolare nota di merito va alle parti lente, in netta contrapposizione con le altre, sia per velocità che per melodia. E’ proprio in queste parti che i chitarristi dimostrano di saperci fare, mantenendo la precisione che mostrano nelle parti più tirate. Insomma, gli Screaming Banshee, dimostrano ancora una volta di essere una band che in fatto di death, non se le fa mandare a dire da nessuno.

Unison theory
Anche loro rispettano lo standard che sembra dominare le aperture di questa serata. Base iniziale, seguita da un pezzo tiratissimo ed altrettanto violento. Da subito si mostrano come una piacevole sorpresa, anche se a volte, il volume della voce è leggermente troppo alto. Il cantante, infatti, molto mobile sul palco, nonostante la mole, sfodera uno scream veramente “ignorante”, per dirla alla romana. Chitarra e basso, in netta contrapposizione scenica con la voce, mantengono una posa statica ma epica, quasi statuaria.
Presentano il loro album “Arctos” e fanno un genere di metal, poco identificabile con gli stereotipi che caratterizzano alcuni sottogeneri. Rabbia, assoli tecnici e tanta personalità, per questa band che già dagli esordi, si mostra molto coesa anche nell’aspetto. Divertono molto le pause, in cui si rivolgono alla platea in modo molto familiare e scherzoso. Particolarmente divertente la contrapposizione tra il cantato e la voce calma e rilassata del cantante, quando parla. Non si riesce bene a comprendere se la cosa sia voluta o no e sicuramente questo è un elemento di pregio per uno show del genere. Non si perdono d’animo neanche quando si presentano problemi tecnici alla batteria. 


Ade
Il cambio palco è veramente interminabile. Tuttavia, subito dopo l’entrata in scena degli Ade, reduci da un tour in terra iberica, se ne capisce il motivo. L’attesa vale veramente la pena.
Presentano il nuovo album “Carthago delenda est”. Lo show si apre con una base di fondo, sulla quale esordiscono con la voce del cantante che sembra davvero provenire dall’ade ed una scenografia tematica e ben congegnata. Molto evocativi, nelle loro livree che ricordano quelle dei legionari romani, con annessi vessilli, non sono da meno in fatto di musica. Coesione ed interazione a parte, hanno montato uno show curato davvero nei minimi particolari, sia dal punto di vista sonoro che da quello visivo. Sono precisi e poderosi, senza per questo penalizzare la pulizia del suono e le melodie. Dal palco, traspira tutta la fatica che la band ha speso per preparare i propri show e la propria musica. Le basi che di tanto in tanto aprono i pezzi, sono integrate perfettamente all’interno di ogni brano e quasi non se ne nota la presenza, tanto sono precisi sul palco questi ragazzi. Insomma, una band che dimostra un affiatamento davvero unico, da veri legionari. Non c’è da aggiungere molto ad uno show del genere, il lavoro svolto parla da se.
E’ lapalissiano che consiglierei a chiunque di assistere ad uno show del genere