martedì 31 gennaio 2017

Live report 27-01-2017 - Warrior Soul - Let it beer

LocaleLet it Beer
Data
:   27/01/2017



Bill:


Warrior Soul

Dancing Crap



Report a cura di: A. Hunt
Foto di: Salvatore Marando


Galleries: Dancing Crap , Warrior Soul

In collaborazione con:

Apriamo questo nuovo anno, anche se un po' in ritardo, con il report di una gran bella serata.
Questa volta, a farla da padrone è l'Hard Rock.
Parto col dire che nella nostra amata città, ogni tanto si riesce a scoprire un angolino dove qualcuno, in qualche modo, lotta per fare musica dal vivo. E' il caso del Let it Beer, già da tempo in attività e mia conoscenza da qualche anno. Voglio spendere due parole su questo locale che, seppur raccolto, è stato reso veramente un bel posto per fare ed ascoltare musica. D'altro canto non potrei esimermi dal farlo, nemmeno volendo, considerando il piccolo incidente che ha costretto gli head liner d'oltre oceano ad interrompere la propria performance un pochino prima del previsto. Non posso esimermi dal farlo, non già per ciò che è accaduto - che per dovere di cronaca non potrei omettere - ma per la compostezza e la professionalità con la quale i responsabili del locale sono riusciti a gestire la situazione.

Una ragazza a dir poco "alticcia" ha evidentemente ritenuto opportuno lanciare sul palco, qualcosa che ha colpito il bassista della band, scena che, almeno nella capitale, non è nulla di nuovo. Tuttavia, nonostante l'interruzione della performance, nel malcontento generale, la situazione è stata gestita in maniera così educata e professionale che gli stessi Warrior Soul, sono rimasti nel locale a farsi una birra coi fan (il che denota grande professionalità anche da parte loro).
In poche parole, una bellissima serata, che nemmeno l'imponderabile è riuscito a funestare. Complimenti vivissimi a tutti gli attori di questo show.



Dancing Crap
Partiamo subito con i capitolini Dancing Crap, band che si presenta con un Rock che oserei definire trasversale. Riescono a spaziare in diversi ambiti, passando dal punk californiano all'hard rock classico. Questa loro peculiarità, si rispecchia anche nel vestiario. Abbastanza variegati nel vestire, hanno un'immagine comunque molto omogenea.
Aprono con un pezzo in stile "Video killed the radio star". Cori e ritornelli dall'ampia apertura per loro.
Nel complesso, risultano davvero molto radiofonici - cosa abbastanza insolita per l'underground.
Già da subito, si capisce che la musica proposta durante la serata, sarà molto godibile.
Mi soffermo un momento, intrigato dalla figura di Ronnie, frontman della band.E' un cantante dall'aspetto abbastanza insolito, che gioca molto sulla dicotomia estro-timidezza. Cappello alla pescatora ed occhiali specchiati, indossa un gilet con inserti in finta pelliccia. La voce tagliente, tiene spesso una mano in tasca, con fare volutamente infantile, quasi a sfottere l'audience. Mentre soppeso la sua figura, non posso fare a meno di cogliere la precisione della batteria. E' molto precisa; netta. A differenza di quanto ho visto spesso fare, il drummer non si profonde in slanci stilistici inarrivabili o rullate interminabili che - diciamocelo -a volte rompono anche un po' i coglioni. D'altro canto, nonostante la precisione, non si limita ad essere un metronomo umano. Insomma: batteria semplice e potente, con quel che di personale che sicuramente caratterizza la band. Composti quanto basta.
Nonostante la freschezza e l'alta fruibilità della propria musica, questi ragazzi riescono a catturare l'attenzione dell'ascoltatore, anche grazie a piccoli vezzi ben studiati ed eseguiti, come delle interessantissime dissonanze. Le troviamo su Sam, terzo brano della setlist. Sono molto precisi anche sugli inserti elettronici. Forse sarebbe da correggere il tiro su alcuni cori, che tutto sommato, comunque risultano piacevoli.
Il basso, in questa band è perfettamente equilibrato. Non troppo presente, ma neanche assente. Preciso. Corposo. Si sposa bene sia con la batteria che con le chitarre.
Formano un bel quintetto, davvero insolito e piacevole, sia nell'aspetto che nel risultato. Trasmettono tanto divertimento con il loro modo di fare, che accompagna una musica molto "California  style", senza disdegnare sfumature punk e dissonanze. A tratti, hanno suscitato in me reminiscenze adolescenziali, con dei pezzi che riportano alla mente videogames d'epoca come "Outrun".
Non posso non notare come, sotto l'insolito gilet, il singer indossi una t shirt degli headliner.
I due chitarristi, sono a mio avviso un punto di forza della band. Tanto diversi nel modo di suonare, quanto nell'aspetto, sembrano aver trovato un'ottima sintonia negli scambi e nello stile.
Abbiamo passato da poco la metà dello show. Siamo al settimo brano. Mi soffermo su questo in particolare, per una citazione a sweet dreams, molto ben congegnata e sicuramente davvero piacevole. I Nostri, non lesinano neanche alcuni brevi inserti di chiara matrice Rock & Blues.

Cosa non da poco per la capitale, noto con mio grande stupore che la gente in sala sta ballicchiando qua e la.
Ottimi scambi di chitarra fra Eugenio - principalmente ritmico - e Sal, che non disdegna qualche solo. Bello anche il contrasto visivo fra i due. L'uno alto e biondo, capello lungo e chiaramente metallaro; l'altro più minuto, sotto una cresta mora, non troppo pronunciata; veste un abbigliamento tipico del grunge.

Venendo al grunge, questi ragazzi, di certo non lo schifano. Anzi, sanno fonderlo con maestria nei propri brani.

In conclusione, signori, una gran bella band. Freschi, divertenti, coinvolgenti e capaci di non prendersi eccessivamente sul serio ma, allo stesso tempo, senza risultare dei cazzari, per dirla alla romana.
Particolarmente gradevoli le esecuzioni di "spotlight" e "sociopatic circus".
Nella setlist, presenti alcuni brani dal nuovo disco, di prossima uscita.



Setlist:
Ready for the show
Yet to come
Sam
Big fucking deal
Shark attack
Watered down drink
Morbid Mary
My goddess
Spotlight
Sociopatic Circus
Acid


Lineup:
Lead Vocals: Ronnie Abellie
Lead guitar: Sal Ariano
Rhythm guitar: Eugenio "The Joker" Pavolini
Bass guitar: Bobby Gaz
Drums: Danilo "Wolf" Camerlengo

Warrior Soul
E' la volta degli head liner. La band ha un discreto seguito in Italia, essendo in attività dalla fine degli anni 80 ad oggi.
Sonorità dunque molto 80/90 per loro - inutile aggiungere la parola "americane", data la provenienza della band. Il cantante ricorda a tratti Bon Jovy, nell'aspetto. Non certo nella voce, considerato che Kory Clarke, può contare su di un timbro davvero molto graffiato ed a tratti baritonale. Gli conferisce quasi un aspetto da leone, sotto la chioma bionda e data l'energia che impiega nel cantare. Le dimensioni abbastanza contenute del palco, non lo spaventano affatto, tanto che si muove con disinvoltura e spigliatezza, arrivando anche a "giocare" col fonico, di tanto in tanto. E' chiaro che dalla sua ha l'esperienza. Un'ottima apertura, potente ed allegra, viene seguita da un pezzo dal sapore più cupo. Forse il basso è un po' troppo spinto sul volume ma è un neo che non si fa notare molto, perchè Christian Kimmet, la sa davvero lunga su come si suona il basso. D'altra parte, il quartetto non può contare su una chitarra ritmica, rendendo così obbligatorio che il basso sia preponderante, al fine di non svuotare la musica. Kimmet, dunque, assolve egregiamente le sue funzioni, con delle linee variegate e ben eseguite.
La partenza è molto spinta, l'hard Rock di una volta, fa sempre sentire la propria influenza. Anche vedendo poco, data la mia statura, riesco a cogliere l'energia che arriva dal palco, soprattutto quando il chitarrista si cimenta in alcuni assoli forsennati, in pieno stile 90's.
Anche loro abbastanza composti nel vestire, eccezion fatta per la camicia quasi totalmente sbottonata del frontman, che non manca di concedersi al pubblico in maniera piacevolmente istrionica.
Il Let it beer si trasforma, pian piano in teatro del fomento.
Sulla metà del terzo pezzo, Kory fa posto al cantante dei Dancing Crap, con il quale si cimenta in un duetto davvero gustoso, a completare l'opera.
Giunti alla volta di "Wasteland", quarta traccia della scaletta, vengo avvolto da un "lento violento", sul quale gli Warrior Soul, riescono a ricamare delle melodie di facile ascolto, senza perdere di potenza. Non trovano particolare difficoltà a mostrarsi uniti, come fossero un sol'uomo. Grande sintonia fra una batteria potentissima e precisa e la chitarra, che dimostra di saper svolgere egregiamente anche le funzioni di ritmica, snocciolando riff corposi e potenti (cosa non così scontata come sembrerebbe).
E' chiaro, tuttavia, che l'immagine della band è il frontman. Lo si vede bene dalla maniera in cui svolge il proprio compito. Certo, anche gli altri non scherzano mica!
Inutile sottolineare il coinvolgimento dell'audience e di come la band sappia presentare non solo la propria musica ma anche la propria immagine.
Non particolarmente ricercati nel vestire, portano dagli states (e dallo UK) il loro Rock semplice, fruibile ma potente, che costringe il  pubblico ad un head banging non troppo selvaggio ma costante. Non si risparmiano pezzi dal sapore punk e dalle sfumature oserei dire..."surf metal"
L'acustica del locale, gioca molto a loro favore, completando alla perfezione il risultato che esce dal palco come un pugno in faccia.
Non riescono purtroppo a chiudere l'esibizione con il completamento della setlist, dato l'incidente di cui sopra. Tuttavia, parlando con Christian (basso) dopo lo show, questi mi svela che si sono trovati così bene che torneranno presto a trovarci, probabilmente proprio nello stesso club.
E' una band che non conoscevo quasi per nulla e devo dire che ne sono rimasto piacevolmente impressionato.


Setlist:
Drunk
B.F.
Punk and Belligerent

Jump for Joy
The Wasteland
Payback's a bitch
Generation Graveyeard

Moonage
Love Destruction
Pigs
Downtown

The party
The Drug

Lineup:
Lead Vocals: Kory Clarke
Guitar: Stevie Pearce
Bass guitar: Christian Kimmet
Drums: Michael Branagh

In conclusione, miei cari lettori, mi si perdoni l'essere stato un poco prolisso (lo riconosco). D'altra parte, il divertimento e l'energia di questa serata, sono stati tali da impedirmi di glissare su alcuni particolari.
Long live Rock and Roll!