venerdì 27 gennaio 2017

Witches of Doom-Deadlights

Artista : Witches of Doom
Disco : Deadlights
Genere : Ghotic/stoner/Neutro
Durata : 44
Tracce:  9
Anno: 2016 

Etichetta:Sliptrick records


Voto: 7.5 

Recensionea cura di: A.Hunt

Oggi ci fa compagnia il nuovo disco degli Witches of Doom. Partiamo subito col dire che se vi aspettate il metal classico o siete dei "defenders of true metal" questo disco non fa assolutamente per voi.Però partiamo anche col dire che è un disco che sicuramente ha un gran potere: Quello di dividere le opinioni. In effetti, con questo lavoro, sembra che gli Witches of Doom si siano orientati su un pubblico decisamente meno nazionale e sicuramente più avvezzo a sonorità variegate, meno dure. L'lp consiste infatti di una tracklist molto radiofonica, che si scosta anche leggermente dalla strada che la band aveva intrapreso con il suo primo lavoro. Si mantiene su pezzi sempre molto orecchiabili e soprattutto cantabili, senza però lesinare qualità. E' dunque un disco non molto energico, come del resto quasi tutto ciò che si accosta allo stoner, ma comunque ben fatto e sicuramente ben concepito. Lo si evince senza scavare troppo a fondo, considerando la facilità con la quale le melodie riescono a rimanere nella testa dell'ascoltatore. E' altrettanto evidente, come nel proprio movimento verso un genere meno definito da quello del lavoro precedente, la band si lasci contaminare senza remore da altri stili. In tutta onestà, non posso dire che questa sia un'opera magna (almeno per quanto riguarda il mio gusto personale). Sicuramente però è un disco che vale la pena di ascoltare almeno un paio di volte, per capirne tutte le sfaccettature. Come unica pecca del lavoro, ho trovato una certa ripetitività nella struttura dei brani, la qual cosa porta il disco a non avere un climax effettivo. Pregi, invece, ne ho trovati diversi. Alcuni, come la sopra citata capacità di lasciasi contaminare ma anche la fruibilità che questo riesce a portare al disco. Volendo, sarebbe possibile estrapolare ogni brano che compone la tracklist e farne un singolo, di sicuro successo, almeno su emittenti alla "Radio Rock", per capirci. E' poi un disco molto equilibrato e dall'ottima qualità del suono. Ogni volume è al suo posto, senza sovrastare gli altri. La voce assume un ruolo più dominante, a mio avviso proprio perchè il disco è destinato ad una fetta di pubblico non necessariamente infognata nel metal o che, comunque, non disdegna l'ascolto di cose più "soft". Apre il disco "Lizard Tongue", con dei suoni sintetizzati abbastanza insoliti nell'ambito rock/metal, ma comunque molto interessanti, salvo poi esplodere in una batteria netta e cadenzata. Molto piacevole il ritornello aperto, vicino al rock dei 2000, o comunque ad una sorta di evoluzione dello stoner. Cinque minuti che scorrono davvero molto in fretta, a sottolineare la buona stesura del pezzo. Segue "Running with the wolves". Apertura con riff cantilenante e ripetuto, quasi a voler ipnotizzare chi ascolta. Anche qui, di metal ce n'è poco. C'è però molto più "suono". In generale, continua sull'impronta della traccia precedente, pur rappresentandone una variazione sostanziale, sia per ritmi che per scelte stilistiche ed arrangiamenti. Ritornello dal sound abbastanza morbido, che mette in evidenza la particolarità della voce di Danilo Piluddu. Morbido ma al contempo, accorato ed accattivante. Il pezzo si chiude con una bella ed inaspettata variazione sul tema. Interessanti i suoni delle tastiere. Deface Ci addentriamo in un ambito un po' più tagliente.Non particolarmente emozionante il motivo d'apertura, che rimane abbastanza interessante dal punto di vista dei suoni. La linea del pezzo, a dispetto dell'incipit, è abbastanza morbida e sussurrata, con una voce quasi crudele. Emerge nel bridge una batteria davvero sanguigna, che il drummer Andrea Budicin sa utilizzare con disinvoltura, quando serve.Anche qui un ritornello molto aperto ed accattivante, anche se decisamente lontano da quella che è l'accezione classica del metal (il che non è necessariamente un difetto). Molta cattiveria vocale nel bridge. Pezzo davvero radiofonico Winter is coming Apertura morbida che in qualche modo ricorda i depeche mode. Qui le sfumature della voce di Danilo si colgono molto bene. Belli i cori ed un basso davvero notevole, nonostante la semplicità dei giri. Ritornello aperto. Homeless mix Finalmente arriva un pezzo bello scuro, almeno nell'intro, inframezzato da una coralità di strumenti che seguono i colpi della batteria. Continua con un basso cadenzato sui toni alti, senza chitarra, per buona parte della strofa. Si aggiungerà nella seconda metà, in cui la voce di Danilo e la batteria si incattiviscono, prima di un ritornello aperto ma accorato, che prosegue con un bel doppio pedale su accordi aperti. La cadenza iniziale, ritornerà in tutto il pezzo. Sbagliato il tiro sull'apertura della seconda strofa, che ricomincia senza chitarra, dopo un ritornello abbastanza pieno. Si svuota un po'. Pezzo molto interessante nonostante questo, soprattutto dopo la seconda metà della canzone, in cui si prendono delle sonorità più elettroniche e parte un assolo molto western, ma comunque scuro. Semplice ed essenziale, senza profondersi in tecnicnicismi inutili, se non nell'ultima parte, dove comuqnue la chitarra di Federico Venditti rimane di un'ottima fruibilità. Black voodoo girl Torniamo su sonorità decisamente più vicine allo stoner, con questo pezzo che comunque, pur gettando un'atmosfera diversa, si mantiene sulla stessa struttura degli altri brani, salvo per il ritornello che, a differenza degli altri brani non è molto aperto. Bello lo stacco di piano fra il primo ritornello e la seconda strofa, che riparte in maniera sostanzialmente migliore, rispetto agli altri pezzi. Qui c'è molta continuità ed è tutto un crescendo, che si risolve in una brusca interruzione, al minuto 2 o giu di li. Ottimo stratagemma per suscitare un'inaspettata reazione nell'ascoltatore. Mater mortis decisamente più ritmata, pur mantenendo la classica intro che c'è in tutti i brani, qui si usano delle belle ritmiche che tendono al pesante. Questa strumentale, a mio modesto avviso, avrebbe potuto essere stata snocciolatoa prima, nella tracklist. Abbastanza breve ed altrettanto intensa, forse poteva essere utilizzata come punto focale del disco Gospel of war Prosegue sull'ondata stoner. Senza il calo dopo l'intro, apre con una voce grattata ed un riff davvero niente male. Anche questo pezzo, leggermente più duro ed affilato degli altri, rimane molto fruibile soprattutto sui cambi stilistici, che ricordano molto più un rock and roll dal sapore scuro, mantenendo chiari richiami ad un periodo abbastanza ottantiano Chiude il cd "I don't wanna be a star". Rimembranze doors, per questa ballad dalle tonalità medio basse. Alcune aperture leggermente influenzate dal blues, non mancano certo di farsi sentire. Molto interessante il brevissimo inserto parlato, che prelude alla ripartenza della strofa. Qui si, l'assolo è veramente molto molto anni 70, quasi nostalgico di un lato oscuro di woodstock. Malinconico, termina su un cambio ritmico cavalcato davvero molto gradevole. Il pezzo si chiude in maniera molto particolare, con delle triplette bluesy e la tastiera in fade out. Dissonanze evidentemente ricercate sulla chiusura del disco. In conclusione, non posso che ribadire ciò che ho scritto più in alto. Se siete dei defenders, non comprate questo disco. Se invece siete persone aperte ad altri generi, che si discostano anche di molto dal metal, allora ve ne consiglio caldamente l'acquisto.


Traccia più interessante : Deface

Sample track  - Lizard Tongue


Tracklist
1 - Lizard Tongue
2 - Running with the wolves
3 - Deface
4 - Winter is coming
5 - Homeless mix
6 - Black voodoo girl
7 - Mater mortis
8 - Gospel of war
9 - I don't wanna be a star