venerdì 28 aprile 2017

Dharma Storm-Not An Abyss Prey

Artista : Dharma Storm
Disco : Not An Abyss Prey
Genere : Symphonic/Folk/Heavy/Thrash Metal
Durata : 1h4'
Tracce:  10
Anno: 2017 

Etichetta:nessuna


Voto: 8

Recensionea cura di: Claudio Causio

Era il lontano 2009 quando un pugno di ragazzi di Ladispoli, nella periferia romana, decideva di voler intraprendere una carriera musicale insieme. Partiti dal nulla, i Dharma Storm consolidano la loro formazione nel 2011. Da allora, una continua scalata verso i più importanti palchi della scena metal italiana, fin quando, nel gennaio del 2017 finalmente riescono a vedere pubblicato il prodotto di tante fatiche, di avventure e di imprevisti.
"Not An Abyss Prey" è il disco d'esordio della giovane band romana, contenente quei brani scritti sin dai primi anni di vita del gruppo ad oggi. È un album ben costruito, dimostrazione di una buona capacità di composizione e produzione del proprio materiale da parte dei nostri, che sanno ben muoversi tra brani più "catchy", come il loro cavallo di battaglia Blackout, e altri più complessi, come per esempio la lunga strumentale Live Together Die Alone. Ma entriamo subito nel merito del disco.
In apertura troviamo Immortal Crew, brano storico del gruppo, introdotto da atmosfere marine e tempestose, mentre la tastiera di Bois simula delle incalzanti orchestrazioni. Dopo una prima parte, composta da strofe e ritornelli ispirati ad un metal più classico, giunge un intermezzo in stile piratesco volto a far ballare il pubblico come su un veliero nell'oceano, mentre accompagnano grida di una ciurma festante. Chiude una parte strumentale, che riprende il tema della parte cantata. Sicuramente un brano portante del repertorio dei Dharma Storm. Segue Night of The Burning Skull. Anche qui è Bois ad introdurre, questa volta con un organo, che mantiene l'atmosfera da veliero pirata, ma portandola su toni più cupi. L'organo accompagnerà l'intero brano, ad esclusione del bellissimo solo di chitarra di Harry e dell'accantivante intermezzo a seguire, che come in Immortal Crew, è volto a coinvolgere l'ascoltatore - o il pubblico in sala -  stavolta non per ballare ma per cantare.
Questa sarà una costante della produzione firmata Dharma Storm.
Giunge quindi il momento del pezzo forte: Blackout, cavallo di battaglia della compagine di Ladispoli e brano scelto per il loro primo video. Introdotta da un lento pianoforte, segue in realtà un ritmo più veloce e aggressivo, fino al coinvolgente ritornello, nel quale la band invita ad aprire gli occhi e riconnettere il cervello.
Ancora una volta, gran parte del minutaggio è dedicato ad una conclusione strumentale, che però riesce quasi a parlare (chiunque sentisse questa parte in un'esibizione dal vivo non riuscirebbe a non accompagnare con la propria voce le grida di Brandy!), la quale presenta anche un solo di chitarra, anch'esso ben riuscito. Delle frasi recitate quasi in growl mettono la parola fine ad uno dei brani più "vecchi" del gruppo, ma sicuramente uno dei più riusciti. Trails of Tears rallenta l'atmosfera, dopo le precedenti canzoni più aggressive e veloci. Poco da segnalare: un bel pezzo, introdotto e chiuso dalla stessa linea simil-ballad, distorta, invece, nel resto del brano. Meno anonima è invece Across The Line of Time, dal ritornello più power e movimentato, nel quale Brandy dà sfogo a tutte le sue doti canore, mentre Piece trova nell'intro di questo brano la possibilità di far sentire le sue capacità al basso. Emerged e The Possessed One seguono la stessa linea dei brani di apertura del disco. Da sottolineare nella seconda la presenza di uno special guest d'eccezione, Marco Palazzi (Sailing To Nowhere), che si esibisce in un "botta e risposta" con Brandy, accompagnandolo anche nei ritornelli. Anche qui è presente l'intermezzo piratesco, che si chiude con un "effetto radio", per poi lasciare spazio nuovamente ad un ritornello conclusivo. Eccoci dunque alla ballad God Is Gone. Ritmi lenti e cadenzati, già anticipati da The Possessed One, melodie che cullano la mente dell'ascoltatore, scandite dal pianoforte di Bois e dalla batteria di Mingo, che dimostra di saper anche accarezzare le pelli. Ne esce un brano che straborda dal metal, traendo ispirazione da più generi e da più epoche. Un bel pezzo, un'arma in più per la band nelle occasioni in cui necessiteranno di una ballad. Live Together Die Alone, ispirata alla serie TV Lost (non ne mancano i richiami) riassume i caratteri principali della band, condensandoli in dieci minuti di strumentale, impegnativi ad un primo ascolto, ma piacevoli ad un orecchio abituato. Qui tutti hanno lo spazio di cui necessitano per dimostrare le proprie doti, dai "botta e risposta" di chitarra e basso ai soli di pianoforte di Bois che quasi trascendono le tipiche atmosfere piratesche per raggiungere un sound che richiama il Selvaggio West. Mingo invece, dopo essersi trattenuto in God Is Gone, rilascia qua e là dei blast beat che danno al brano la spinta necessaria per durare dieci minuti e non annoiare. In definitiva, Live Together Die Alone è un progetto ambizioso e pericoloso, ma ben scritto ed eseguito dai nostri, che dimostrano ancora una volta di saper comporre e suonare. Ultima ma non ultima, Jolly Roger, la prima canzone scritta dai Dharma Storm, peculiarità, questa, che si percepisce da una maggior semplicità rispetto agli altri brani, ma che non ne compromette la qualità, anzi, permette di intuire una certa evoluzione della band se comparata ai brani più recenti. Non a caso Immortal Crew è stata scelta per aprire, mentre Jolly Roger è stata posta in chiusura, perché, se la prima era un invito ad unirsi alla ciurma dei Dharma Storm (invito rivolto anche a chi ancora ne era totalmente estraneo), questa sembra come una dedica a chi li accompagna sin dall'inizio, a chi innalza la loro bandiera, il loro "Jolly Roger", appunto. "Not An Abyss Prey" è un disco grezzo, è la riproduzione di come suonano dal vivo i Dharma Storm, senza mezzi termini. C'è poca post-produzione, la band ha preferito presentare un prodotto che dipingesse e immortalasse il loro vero sound, quello che li contraddistingue dal 2009 e ha fatto sì che in pochi anni potessero calcare dapprima i grandi palchi di Roma, poi di tutta Italia. Forse in futuro potrebbe far bene ai Dharma Storm qualcosa di più elaborato ma per il momento, questo disco è un ottimo biglietto da visita, soprattutto per chi volesse affacciarsi sulla scena musicale.
È la dimostrazione che, con determinazione e forza di volontà, ma soprattutto con un grande legame, una band può farcela. Da un punto di vista prettamente musicale, invece, il disco segue su per giù sempre la stessa linea guida, ma non fino al punto lasciar cadere ogni brano nell'anonimato. Ne esce un prodotto di buona qualità, che contiene pezzi facilmente distinguibili, ma senza il pericolo di avventurarsi in tentativi pericolosi di sperimentazione. Ascolto questo album con la speranza (e la consapevolezza) che in futuro i Dharma Storm possano dimostrare ancor di più il loro valore e che questo non sia ancora il loro "masterpiece".


Traccia più interessante : Blackout

Sample track  - Blackout


Tracklist
1 - Immortal Crew
2 - Night Of The Burning Skull
3 - Blackout
4 - Trails Of Tears
5 - Across The Line Of Time
6 - Emerged
7 - The Possessed One
8 - God Is Gone
9 - Live Together Die Alone
10 - Jolly Roger