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mercoledì 8 marzo 2017

Altjira-Anent Wist

Artista : Altjira
Disco : Anent Wist
Genere : Thrash/Power Metal
Durata : 30'
Tracce:  7
Anno: 2016 

Etichetta:nessuna


Voto: 8


Recensionea cura di: Leonardo

We Shall Not Bend ! Sono quasi le tre del mattino, e sto tornando a casa dopo una nottata di studio, il Grande Raccordo Anulare sa essere un posto decisamente romantico, ad una certa ora. Mancava qualcosa però, mancava un po' di quella musica…come dire, spinta? Potente, nuova, o forse più che quello, era una sensazione ciò che mancava, quasi come se si intravedesse all'orizzonte la primavera con il peso dell'inverno alle spalle e si avesse bisogno di lasciare andare liberi i cavalli selvaggi dei propri pensieri, che certe volte, pesano più dell'inverno stesso. Beh, che cosa meglio di questo disco?
La prima traccia è una introduzione bisbigliata alla opener effettiva, che sarebbe la spiazzante "I Will Not Bend". Non si puo far altro che rimanere attoniti davanti al muro di suono che dallo stereo della macchina viene fuori e ti incolla letteralmente dal sedile. Un pezzo dalla stazza davvero notevole, a metà tra il thrash ed il power metal, con la potenza e la rabbia del primo ma il controllo e la linearità del secondo. Rimani come un coniglio davanti ai fari della macchina fino a metà pezzo e per notare le note melodiche (davvero interessanti) forse dovresti riascoltarlo almeno un paio di volte; un ottima opener. Missing Generation, la seconda traccia del disco, un'intro un pochino disordinata, ma efficace, il pezzo segue un po' la linea del pezzo precedente, molta potenza, i miei complimenti al cantante che riesce a non rendere ripetitiva la traccia, riuscendo a non dare al disco quella sonorità monotona tipica del thrash. Anche gli assoli sono molto melodici per essere puramente thrash (mi vengono in mente i Judas Priest…), anche se poi i pattern degli stessi si ripetono un pochino nelle canzoni a seguire. Fragments Of a Hologram Rose è un pezzo molto movimentato. Chitarre e batteria fanno un ottimo lavoro, anche la struttura dei riff non è assolutamente quella classica. Vi è in questi ragazzi una nota innovativa, perché incorporare in un riff molto diretto una componente melodica è un compito relativamente difficile se non si vuole perdere di efficacia, anche se la prestazione del cantante a mio avviso, su questo pezzo, poteva essere un pochino migliorata. Niente da dire in ogni caso, un ottimo pezzo. The Chase, inizia con una citazione di Moby Dick, che poi è il tema della canzone, e già qui…quanto puo' essere figo questo pezzo? Un brano da ascoltare avidamente, dalla potenza assolutamente devastante, ottimo lavoro di squadra da parte della band. Mentre riempiono di riff e soli l'abitacolo della mia macchina, facendo vibrare i finestrini di quelli che malauguratamente mi passano vicino. Devo dire che questo album è riuscito davvero bene, a livello anche di tematiche trattate nei vari testi, i quali sono davvero molto interessanti e meritano di essere approfonditi. Le sonorità sono spiazzanti, anche la cover (Dracula di Iced Earth). Qualche critica però è sempre dietro l'angolo. Va detto che nonostante l'abilità dei musicisti, qualcosa poteva essere fatto meglio del punto di vista della qualità di registrazione, i suoni sembrano a tratti un pochino plastici, nel senso, se non fossero DAVVERO belle le canzoni - come in effetti sono -, sarebbe molto difficile ascoltarle a lungo, anche solo di sottofondo. In alcuni punti, alcuni suoni sono quasi fastidiosi ma questo è qualcosa che può tranquillamente essere migliorato. Così pure le strutture delle canzoni, che pur rimanendo molto efficaci, non presentano molta varietà.
Ho lasciato per ultima Cymoril per un motivo preciso.
Un po' troppe tastiere, all'inizio ma quando arriva il suono della chitarra acustica non resta in piedi nient'altro. Che cos'è questa canzone? È come sentire un'altra band suonare. Peccato non siano stati inseriti dei pezzi acustici o arpeggiati di questo stampo, anche all'interno delle altre canzoni.
Questo brano è davvero indescrivibilmente bello, quasi due minuti di assoluta epicità acustica.
Un disco che consiglio di ascoltare assolutamente!


Traccia più interessante : The Chase

Sample track  - The Chase




Tracklist
1 - Anent Wist
2 - I Will Not Bend
3 - Missing Generation
4 - Fragments of a Hologram Rose
5 - The Chase
6 - Dracula (Iced Earth cover)
7 - Cymoril


lunedì 24 ottobre 2016

Overactive-Cerebral Cage

Artista: Overactive
Disco: Cerebral Cage
Genere: Death Metal
Durata: 18,21
Tracce: 4
Anno: 2015 

Etichetta:Nessuna


Voto: 8

Recensionea cura di:Barabba

L'esordio del quintetto di Terracina e' L'ep " Cerebral Cage", 4 brani di Death Metal con tendenza al Prog e al Trash. L'idea e' quella di riportare nei testi l'ideologie di Nitzske e dei continui conflitti interiori che l'uomo affronta ogni giorno. Come un cavaliere che si erge contro il male, vogliono affrontare tematiche che hanno a che vedere con la ribellione, l' evoluzione, l'esaltazione del disvalore nella spiritualità e nell'autorità. Da notare, oltre alle tematiche alquanto profonde, anche un'alto livello di tecnica nei brani. Ogni strumento da il meglio di se, permettendo ai ragazzi di esprimersi al meglio, ma allo stesso modo, di mettersi alla prova(tra l'altro con successo e senza problemi). Da poco e' uscito anche il loro primo Official video, tra l'altro della title track e sta riscuotendo parecchio successo.Ma ora passiamo all' ep: Si apre con " Black out" e le sue note stoppate.Un groviglio di riff pesanti e massicci, tecnici ma orecchiabili,capaci di farti scapocciare sin dai primi secondi. La voce e' profonda e oscura, tipica del Death, capace di solcare le basi del brano, creando un unico suono incredibilmente d'impatto. si prosegue con " Destroyin' Is the Way" che da piu' sul Death/trash. Qui la batteria si fa sentire e parecchio, mentre il basso segue il tutto con una precisione e una tecnica veramente fenomenale. L'arpeggio in pulito verso il finale e' il breack perfetto. Si passa alla title track , " Cerebral Cage" ,un'impatto enorme, una voce veramente possente mentre la batteria non e' da meno,giocando sul doppio pedale, rilasciando un vero e proprio muro sonoro capace di investire chi l'ascolta. Naturalmente le chitarre e il basso anche qui sono fenomenali. Pezzo azzeccatissimo per essere la title track,veramente un bel brano. Si chiude con " Mass Psychogenic Illness" e qua si sente la vera essenza del Death tecnico. Le chitarre giocano con dei riff fenomenali con precisione chirurgica.Un brano completo e puramente Death. Come demo di inizio,i ragazzi hanno dimostrato ampiamente di cosa sono capaci e senza problemi. Un altro gioiello firmato Underground Italiano. Spero di sentire al piu' presto parlare ancora di loro.


Traccia più interessante: Cerebral Cage

Sample track - Cerebral Cage


Tracklist
 1. Blackout
 2. Destroyin' Is the Way 
 3. Cerebral Cage
 4. Mass Psychogenic Illness


giovedì 6 ottobre 2016

ATHROX-“Are you alive?”

Artista: ATHROX
Disco: "Are you alive?"
Genere: Heavy/trah metal
Durata: 53:19
Tracce: 11
Anno: 2016 

Etichetta:Red Cat Records


Voto: 8

Recensionea cura di:Lorenzo "Barabba" Suminier

Gli Athrox nascono nel 2014 dall'unione d'idee tra il chitarrista Sandro e il batterista Alessandro.L'idea e' quella di creare una band Heavy metal vecchio stile,con alcuni influssi Trash,generando un suono unico che nasce dalla fusione di quest'ultimi.successivamente alla band si uniscono gli altri componenti mancanti e solo nel 2015,la band e' completa.Iniziano subito a lavorare su nuovi pezzi e all'inizio del 2016 la band entra in studio,pronta a portare alla luce il suo primo disco, " Are you Alive?",un Concept album di 11 tracce che vede affrontare tematiche ricorrenti a questo decennio:guerre,Corruzione,L'avvento dei social che rendono le persone veri e propri zombi ma soprattutto un messaggio: assaporare cio che la natura ci offre,prima che sia troppo tardi.L'album si apre con "Losing your gods",brano energico,correlato da ottimi riff e da un cantato che si fonde perfettamente con il resto.D'altro canto "frozen here" e "Warstorm" non son da meno,le cui strutturazioni ricordano sia come tono che come influenze gli Iced Eath. Riff massicci di chitarra,rullate continue e "crashate" possenti."Gates of Death" ha un sound piu' cupo,con influenze maideniane nei riff mentre quelle vocali ricordano molto i già citati Iced Earth. Brano cupo ma corposo,epico e melodico.Il solo di chitarra e' veloce e pulito,scandisce ogni singola nota e questo si fa notare parecchio."Remember the loneliness" e' una mezza ballad,con un'inizio lento e melodico che poi va a trasformarsi in un riff deciso e incisivo.Bel pezzo e ottima la strutturazione.Lo stesso si puo' dire di "Pretend you" che piu' o meno segue le stesse regole.si continua con pezzi piu' energici come "My downfall" e " Waiting from the eden",con sinfonie e ritmiche piu' melodiche ma allo stesso tempo possenti,con alternanze piu' tranquille per poi riprendere la stessa onda iniziale."End of Days" riconferma la loro influenza trash che si fonde col metal classico mentre la title track "Are you alive?" e' il pezzo che preferisco:cattivo,possente,dove il basso riempie il tutto mentre la voce si adagia sui riff di chitarra,il tutto accompagnato da un gran cassa e un rullante massacrato.Infine l'album chiude con " Obsession",un brano il quale non esagero a definire veramente ottimo.Complimenti a questa band Italiana,capace di portare avanti il sogno undergorund di questo paese.


Traccia più interessante: Obssesion

Sample track - End of days



Tracklist
1- Losing Your Gods
2- Frozen Here
3- Warstorm
4- Gates Of Death
5- Remember The Loneliness
6- Pretend You
7- My Downfall
8- Waiting For The Eden
9- End Of Days 
10- Are You Alive?
11- Obsession


venerdì 5 agosto 2016

Madness of Sorrow- III:The Beast

Artista: Madness of Sorrow
Disco: III: The beast
Genere: Horror Gothic Metal
Durata: -
Tracce: 9
Anno: 2015 

Etichetta: W1tch Records


Voto: 8

Recensione a cura di: Barabba

Come l’araba fenice che risorge dalle ceneri piu’ forte prima, dai resti dei  Filthy Teens nascono i Madness of Sorrow,band Italiana che ci propone un horror/gothic metal .la band prende forma nel marzo 2011 ed era composta da David Dalcò (basso), Simon Garth (ex Death SS alle chitarre) e Ross Lukather (ex Death SS alla batteria).Poco dopo,nell’ottobre dello stesso anno rilasciano il loro primo lavoro,”Signs” che riscontra critiche positive da tutto il mondo.Dopo alcuni cambi di formazione,la band inizia a scrivere materiale per un nuovo album  “Take The Children Away From The Priest” i cui testi sono contro il vaticano e la chiesa cattolica.Anche quest’ultimo riceve riscontri positivi,portando la band ad  un livello piu’ alto.la formazione attuale e’ composta da Muriel ( Vocals, rhythm/lead guitar, bass, keyboards, drums),Shark (Rhythm/lead guitar) e Derrick (Drums) e ci propone il suo  ultimo capolavoro: "III: The Beast",album contenente 10 tracce.Si comincia con “ Welcome To Your Suicide“ ,brano carico e pieno di grinta.di questo brano ho apprezzato molto le linee vocali e il solo di chitarra ricorda parecchio lo stile del trash anni 90.Seguono “Three Meters Underground” e “Seed Of Evil”,brani piu’ aggressivi e compatti.la prima,col suo intro da film horror vecchio stampo,ci offre dei riff di chitarra non troppo complessi ma precisi e melodici.la seconda presenta degli effetti e delle note di tastiera che creano delle melodie che mi fanno pensare ai mitici Goblin.Anche qua il cantato e’ un’incastro perfetto per il resto del brano,unendo il tutto e creando un pezzo a dir poco perfetto. Con “ The Army Of Sinners” l’album si dirige verso la aprte piu’ violenta.Un pezzo compatto.Le linee di basso si uniscono alla grancassa e al rullante,mentre le chitarre giostrano dei riff magari scontati ma efficaci. “The Black Lady” e’ un brano piu calmo,melodico,gotico.strumentalmente non ho paura a definirlo completo.L’odio per la chiesa e i suoi adepti che si nascondono dietro a un colletto risalta in “ Vatican's Ruins” ,dove le chitarre,accompagnate dalle note corpose del basso,macinano dei riff veloci e precisi,mentre la batteria si unisce con la voce carica d’odio,trasmettendo all’ascoltatore il pensiero e il significato di un brano cosi crudelmente sincero.”  No Redemption”, “Crucifixed” e “ Evilangel” sono 3 brani fantastici.ognuno rappresenta uno stile differente,sia nel cantato che nello strumentale,ma che comunque riescono a creare una continuita’ nell’album che definirei unica.Se la prima segue un’andazzo piu’ tranquillo,giocando molto sulle melodie, la seconda e’ un canzone piu’ grintosa,cupa e con sinfonie horror.Non di meno la terza che con i suoi riff tecnici ricorda anche un po’ lo stile black norvegese,con i quali riesce a rappresentare al meglio le sensazioni che la voce vuole trasmetterci.le parti soliste dei brani sono tutte molto orecchiabili e tecniche,dando ai chitarristi la possibilita’ di esprimersi al meglio.in fine abbiamo “Drowned” che con il suo intro cupo e angosciante riesce a far rabbrividire l’ascoltatore.Lo stile del cantante mi ricorda parecchio quello dei “69 eyes”.le pari di batteria sono complete mentre il basso riesce a dare corposita’ ai brani.naturalmente anche le chitarre non sono da meno.Complessivamente e’ un gran bell’album,completo e ricco di effetti e suoni atmosferici.Consigliatissimo agli appassionati del genere.


Traccia più interessante: Vatican's Ruins

Sample track - Vatican's Ruins


Tracklist
01 - Welcome to your suicide 
02 - Three meters underground
03 - Seed of Evil
04 - The Army of sinners
05 - The Black Lady
06-  Vatican's Ruins
07-  No redemption
08-  Crucifixed
09-  Evilangel

giovedì 21 luglio 2016

Wolfear - Sail into the black

Artista: Wolfear
Disco: Sail into the black
Genere: Thrash
Durata: 21'
Tracce: 6
Anno: 2016 

Etichetta: nessuna


Voto: 5.5

Recensionea cura di: Flavio Adducci



Vengono dalla Campania, più precisamente da Eboli, i 4 ragazzi degli Wolfear, che quest’anno si sono autoprodotti l’Ep di 6 pezzi “Sail Into the Black”.
I nostri suonano un groove/thrash metal dal taglio moderno con qualche chitarra a la Gojira e basato moltissimo sui tempi medio-lenti tanto che quelli veloci o non ci sono affatto o vengono semplicemente accennati.
La tracklist è abbastanza varia e presenta brani perlopiù sui 3 ma anche sui 2 minuti, eccetto la lunga e curiosa titletrack, tutta cupa e lenta con qualche derivazione death metal oltre che divisa fra parti acustiche e pesanti passaggi doom. Altre canzoni da menzionare sono la più thrash e ritmata “My Truth” (completa di un bell’assolo parecchio rockeggiante) e la panteriana “Oath of Destruction”. Spiazza completamente la conclusiva “Dear Enemy” che, presentata chissà perché nella sua versione demo (quindi risulta più sporca rispetto alle altre canzoni), è addirittura una ballata comprensiva di parti acustiche ultra-melodiche e di una voce pulita da gruppo alternative metal prima di un finale fortunatamente incazzato.

In definitiva, i Wolfear hanno buone intuizioni ma hanno parecchi margini di miglioramento. Bisogna intervenire per esempio sulla struttura dei pezzi, che non sempre vengono sviluppati a dovere, mentre bisogna sfruttare di più gli assoli di chitarra (in entrambi i casi, risulta esemplificativa “Beyond the Line”, canzone inconcludente priva di qualsiasi solismo e con una buona intro dal fascino apocalittico che peccato non sia stata ripresa e sviluppata nel corso del pezzo), seppur ci sia una buona interazione fra le due chitarre. Trovo poi un po’ fuoriluogo “Dear Enemy”, anche se ha una produzione sporca e underground che apprezzo di più. Molto buona comunque la prestazione vocale del cantante/chitarrista.


Traccia più interessante: My Truth

Sample track - Beyond The Line


Tracklist
01 - Sail into the Black 
02 - My Truth
03 - Conspiracy of Silence
04 - Oath of destruction
05 - Beyond the line
06- Dear Enemy