sabato 12 marzo 2016

Intervista ai Ladyreaper

LADYREAPER
INTERVISTA A CURA DI:Flavio Adducci

Carissime e carissimi,
dopo aver visto i Lady Reaper il 27 Dicembre 2015 al Jailbreak, e soprattutto dopo aver ascoltato recentemente il loro album d'esordio, ho avuto la bella idea di fare qualche domanda stuzzicante a questi 5 scalmanati heavy metallers romanazzi in quella che è la prima intervista in assoluto di Roma di Metallo.
Buona lettura e...benvenuti nel mondo dei LADY REAPER!


Weilà ragazzuoli, come la va? Allora, prima di cominciare con l’abituale raffica di domanda, presentatevi ben bene ai lettori brutti sporchi e cattivi di Roma di Metallo.
TAAADAAAHH ecco i a voi i Lady Reaper! 5 ragazzi che non si accontentano, scalmanati e scalmananti!
Da qualche anno abbiamo invaso di prepotenza l’underground Romano/Italiano imponendo la nostra musica senza compromessi.
Ebbene eccoci qui, Simone Oz Calderoni alla voce, Berardo Bear Di Mattia alle pelli, Stefano Jekyll Coggiatti e Federico Red Arzeni alle chitarre e Gabriele Gimi Grippa al basso.
È inutile tapparsi le orecchie, sentirete parlare di noi!

Ho letto in giro che per un po’ di tempo avete avuto un tastierista. Sul serio? Come mai poi avete abbandonato l’apporto delle tastiere?
No no no no no, assolutamente no! Siamo sempre stati 5 fedeli alla combo ‘classica’ (doppia chitarra, voce, basso e batteria).
Il sesto uomo a cui ti riferisci è probabilmente Silvio Benvenuto, un ragazzo che abbiamo conosciuto qualche annetto fa e che ha prodotto il nostro primo EP “Northern Trilogy”, una piccola sperimentazione epic/power targata Lady Reaper.
Silvio ha contribuito con sintetizzatori e tastiere al demo ed è stato per diverso tempo un nostro punto di riferimento, aiutandoci in svariati campi.
Dobbiamo anche a lui la realizzazione del nostro primo album ‘Lady Reaper’ ma Silvio non è mai stato un membro del gruppo (in senso bruto)!
Ultimamente ha avuto delle ottime proposte di lavoro ed ha “giustamente” accantonato i suoi Reaper per un po’ ma noi continuiamo a volergli bene ed a considerarlo un fratello.
Siamo cresciuti molto grazie a lui ed abbiamo condiviso grandi esperienze, andate ad ascoltare la Northern Trilogy... sentire per credere!

Chi è la Lady Reaper?
Domanda lecita! Invece di risponderti come facciamo di solito (l’unione tra eros e thanatos freudiani, l’incontro tra forza generatrice e morte ecc ecc…) ti rispondiamo in modo alternativo, tanto per creare scompiglio.
La Lady Reaper sei tu!
La vita e la morte muovono l’uomo, rendono l’individuo poeta, artista... lo nobilitano.
Ecco, è grazie a queste forze che l’uomo si esprime, si esprime attraverso l’arte che è la sua massima espressione.
Letteratura, pittura, musica... tutte mosse dallo stesso istinto, dallo stesso conflitto tra vita e morte. In esse puoi trovare la Lady Reaper (allo stesso tempo morte e vita).
Quando la musica ti fa scorrere un brivido lungo tutta la schiena, quando ascolti DAVVERO le tue emozioni, quando ti tremano le mani per un libro, per un film o per un’immagine, quando l’uomo si esprime... ecco chi è la Lady Reaper.
L’anno scorso avete rilasciato il vostro bell’album d’esordio. Che però contiene solo 7 pezzi. Perché così pochi?
Chi ha deciso che i pezzi di un album devono essere molti?
Piuttosto che fare un album di 15 pezzi (di cui la metà sarebbero stati sicuramente riempitivi) abbiamo deciso di incidere i nostri primi, balordi, zozzoni, 7 pezzi.
Proprio così, avete davanti i primissimi 7 pezzi dei Lady Reaper! In un album che non è un album... spieghiamoci meglio:
come dice la scritta sulla cover dell’album “Drink my soul” quest’album è un cocktail di musica; raccoglie i nostri primi pezzi (ormai superati dall’esperienza acquisita) che altrimenti sarebbero finiti nel dimenticatoio.
Collocare questi brani nei lavori futuri sarebbe stato impossibile! Sono selvaggi, diretti, istintivi... non troverebbero spazio in un lavoro futuro ma non per questo devono essere scartati.
Quindi è stato semplice, siamo entrati in studio con l’idea di incidere i nostri primi pezzi e creare un ‘drink di anime’ suonato al meglio delle nostre capacità.
Considerate questo primo album come un assaggio, una goccia di cocktail dal calice della Lady Reaper.

Musicalmente parlando, mischiate molto bene, in un’ottica fondamentalmente vecchia scuola, l’heavy metal con l’hard rock e il blues. Ma è proprio da questi ultimi due elementi che a mio avviso vengono le vostre cose migliori. Siete d’accordo? Ma, più da vicino, quali sono le vostre influenze?
Siamo dell’idea che ogni gruppo crei un genere a sè: noi suoniamo il genere Lady Reaper! Facciamo quello che vogliamo, suoniamo quello che vogliamo: vuoi ascoltarlo? Mettiti comodo! Non vuoi? Pazienza! 
L’unica regola della musica è che non ci sono regole. State entrando nel nostro territorio e qui comandiamo noi!
Ci siamo decisamente stancati delle etichette e delle catalogazioni (assomiglio a... suono come... mi ispiro a...) ma che per caso è possibile ispirarsi AD UN SOLO artista? E non a TUTTA la propria esperienza musicale?
Stiamo parlando di cultura ragazzi: non puoi relegarci a discepoli dei Saxon, dei Maiden, dei Village People... noi siamo la summa di tutto quello che ascoltiamo e proviamo!
Ecco perché alcuni pezzi suonano un po’ Blues (“Tomahawk” o il ‘break’ di “Ace of Hearts”) mentre altri in modo più alternativo (“When Jekyll Becomes Hyde”) o Hard Rock.

Una domanda indiscreta: come stanno uscendo i nuovi pezzi? Sono metallici o più rockeggianti da far muovere il culo?
Aah, il Rock ‘n’ Roll, il piede che batte il tempo, le bandane colorate e i Jeans attillati...
Nostalgie a parte, tutti e due!
Abbiamo pronti più di un lavoro; le idee non sono mai state così chiare (discograficamente parlando) come lo sono ora. Abbiamo scritto pezzi più cattivi, decisamente malvagi ed incalzanti ma la componente pop non può mancare.
Il ritornello si deve cantare a squarciagola! Il piede deve battere il tempo!
Aspettate e tremate, vi sorprenderemo.

Cosa affrontate nei testi dell’album?
Letteratura, spesso.
Scriviamo storie con forti rimandi alla nostra tradizione culturale o semplicemente canzoni senza un perché. È bello scrivere per un pubblico, sia che si tratti di un testo semplice o che si tratti di un rompicapo!
Nel nostro primo album trovate “Catch the Moon” che altro non è che una ascesa alla luna attraverso diverse correnti letterarie; “When Jekyll Becomes Hyde” affronta la dualità di un Jekyll represso e non ancora Hyde (alla maniera del doppio ottocentesco, fedele al romanzo di Stevenson) e così via.
Sono storie, le storie che rendono l’uomo un animale così affascinante e complesso, le storie che vengono raccontate da sempre... e da sempre rielaborate.

Quali sono state le motivazioni del licenziamento dal gruppo di Daniele Petretto, che ha effettivamente suonato nell’album? Suona ancora in qualche altro gruppo? Ed è stato difficile trovarne un sostituto nella persona di Federico Arzeni?
Dan è stato un membro dei Reapers dai tempi della fondazione. Ha composto molti pezzi insieme a noi ed ha inciso effettivamente il primo album.
Entrato, però, all’accademia di belle arti si è visto costretto ad abbandonare il gruppo per necessità di studio.
Non se la sentiva di reggere i ritmi che gli stavamo imponendo, dunque ha deciso di farsi da parte. È stata una scelta molto matura: ha deciso di tirarsi indietro per non rallentare un gruppo.
Dan rimarrà sempre di famiglia, di tanto in tanto collabora con Oz ed insieme buttano giù un pezzo; non collabora con nessun altro gruppo (per quanto ne sappiamo) ma sta conseguendo moltissimi successi universitari... e ne siamo fieri!
Red? Il roscio? Davvero volete sentire questa storia?
Dovevamo suonare con i Manilla Road all’Exenzia di Prato, Dan era appena uscito dalla formazione e ci serviva un turnista.
Federico da quando l’avevamo conosciuto (tramite Berardo) era sempre stato un ragazzo mite, tranquillo e particolarmente educato.
Sapevamo che strimpellava la 6 corde ma non immaginavamo di certo che fosse un chitarrista coi CONTROCOGLIONI.
In poche parole, quasi per scherzo, gli abbiamo buttato lì la proposta di farci da turnista e di impararsi effettivamente 6 pezzi dei Reapers in una settimanella. Quando siamo andati alle prove ci ha stupiti con una maestria ed un tocco “accademico”, ma quando abbiamo fatto il nostro primo concerto è scattato l’amore!
Cavalcava il palco come se fosse il salone di casa sua (ed era la prima volta che suonava con un gruppo davanti ad un pubblico).
Non gli abbiamo neanche chiesto ufficialmente di entrare... dopo la data di Prato, Federico ERA DIVENTATO un Reaper!
Oggi è passato un anno e stiamo facendo cose grandiose insieme a lui, è sempre all’altezza della situazione e sta imparando (molto velocemente) a lavorare insieme al gruppo... cosa non facile, i musicisti ci sono testimoni!

Come vi è venuta l’idea di fare il lyric video proprio per “When Jekyll Becomes Hyde”? Parlateci della vostra collaborazione con Simone Serafini.
“When Jekyll Becomes Hyde” è il pezzo più moderno e frenetico del disco, vista la sua metrica estremamente serrata; per questo ci sembrava il più adatto per un lyric video! Abbiamo deciso di assoldare quel pazzo scocciato di Simone Serafini per un risultato al 100% psichedelico e fuori di testa..
Beh c’è riuscito! Il video è molto d’impatto e perfettamente coerente con la canzone; abbiamo apprezzato molto l’impegno con cui ci ha lavorato!
É stato divertente confrontarsi con lui, è diventato un nostro amico e qualche volta (se c’è la luna piena) potete vederlo tra il pubblico di un nostro concerto; al momento sappiamo che sta ottenendo ottimi successi con altre band, come ad esempio i lavori con gli Stage of Reality. Gli auguriamo di continuare alla grande come sta facendo adesso!

Ehm…qual è il più pazzo fra voi Lady Reaper?

Tutti ci accusiamo a vicenda di esserlo! Il problema è che abbiamo contagiato anche le persone che lavorano con noi... a partire dal nostro disegnatore ormai “zio” Umberto Stagni (Pastavolante) fino a Valerio Cascone degli Ozaena.
Li abbiamo fatti diventare tutti TUTTI pazzi!
Il momento più folle mai vissuto come gruppo? Scatenatevi con gli aneddoti!

Sicuramente il sopracitato concerto dei Manilla Road ha visto molta follia: siamo partiti in 5, con tanto di bagagli e strumentazione, cercando di entrare a forza in una macchina che a malapena aveva spazio per le nostre persone; abbiamo dormito in condizioni che dire “spartane” è un eufemismo, e siamo stati tutto il viaggio a stretto contatto (letteralmente) tra di noi, non facendo altro che bere, mangiare e suonare. Per decenza vi evitiamo di mettere nero su bianco tutte le cose folli che ci sono capitate in quei pochi giorni, ne lasciamo l’onore alla vostra immaginazione!

Eddaje, la raffica di domande si è conclusa. Ora scatenatevi ancora di più e salutate come volete.
É stato un piacere rispondere alle tue domande (decisamente mirate... mica pizza e fichi oh) ci siamo divertiti non poco!
Oz saluta come un capo indiano, Gimi con la manina da bimbo speciale, Bear tamburellando sulla tastastastastastastastiera, Red e Jekyll facendo l’onda energetica.

Lady Reaper loves you so much!


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Sito ufficiale: http://www.ladyreaper.it/